mercoledì 15 maggio 2019

HACILAR HOYUK



RICOSTRUZIONE DEL VILLAGGIO DI HACILAR
L'insediamento di Hacilar Hoyuk, normalmente deonominato solo Hacilar, venne portato alla luce da James Mellart, situato a 25 km a sud-ovest di Burdur, nella omonima provincia, e risale al 5700-5600 a.c., quindi nel neolitico anatolico. Almeno nove scavi calcolitici sono attivamente in corso nel sito di Burdur-Hacilar. Il livello Hacilar 5 (5500 a.c.) è il più antico sito in Anatolia dove vengono scoperti oggetti metallici.

L'insediamento si è sviluppato su sei livelli con maggiore concentrazione tra il 5400 al 4800 a.c. Le abitazioni si raccolgono soprattutto intorno a un cortile. I sentieri tra le abitazioni sono stretti per garantire le zone d'ombra e sono tutti comunicanti tra loro. Gli Hacilar edificano le case su una base di pietra per proteggerla dai danni che possono essere causati dall'acqua piovana.

LA DEA MADRE PROPIZIATORIA (1)
Le pareti sono fatte di legno e mattoni o di legno e fango, rifiniti con malta di calce. Rifiniscono a intonaco dipinto i loro pavimenti, hanno camere rettangolari fornite di patio e le travi di legno sostengono un tetto piatto terrazzato per la vivibilità all'esterno.

L'Hacilar Han (l'abitazione) ha una sezione coperta e un cortile circondato da strutture di servizio. L'han è orientato a est-ovest.

Si ritiene che la sezione coperta avesse tre navate con due pareti di supporto, cioè tre stanze quadrate adiacenti. Di solito si costruiva una stalla nel cortile della casa.

Si ritiene che queste case avessero un piano superiore in legno. Nel tempo le case hanno subito modifiche, vi si rinvengono pietre per macinare, malte e bracieri. Si fanno anche dei buchi nei muri da usare come armadietti.

L'edificio era spesso fatto a pietre tonde e lisce (pietre di fiume). Come si può determinare dalle rovine, le pietre levigate sono state utilizzate principalmente a livello di terreno e di fondazione. Le pareti sono costruite riempendo la malta tra due pietre spesse, che è una tecnica molto comune per gli edifici Seljuk. 

FIGURA (2)
Le superfici esterne delle pietre erano levigate e le sezioni superiore e inferiore erano lasciate ruvide, ma la faccia chiusa era rimasta intatta. Alcuni materiali di riutilizzo delle spolia, in particolare i capitelli delle colonne, sono stati trovati intorno all'edificio. Non c'è decorazione sull'han.

La cucina è separata dal soggiorno e i piani superiori vengono usati come fienili e officine. Gli Hacilar sono produttori di ceramica dipinta, piuttosto semplice e stilizzata, anche se non mancano figure di animali. Sembra che la prima ceramica risalga al 5300 a.c..

Il livello VI del villaggio, che è il livello più antico, si presenta molto aperto, con evidenti scambi pluri-familiari, mentre già il livello II è racchiuso in un recinto di forma quadrangolare, strutturato a base di famiglia allargata o mono-familiare. Infatti, nel 5600 a.c., vengono rinvenuti nove edifici, raggruppati attorno a cortile un quadrato, fatti di mattoni di fango. 

Il livello I, infine, quello più prossimo alla superficie, presenta strutture compatte, a cui si accede dal terrazzo attraverso scale. E' evidente il bisogno di difendersi, non tanto dagli animali che non attaccano mai gli umani nel loro branco, da altre tribù di umani. Il poter togliere la scala rende più difficile la penetrazione nell'interno delle case.

FIGURA (3)
Questo denota che già la mentalità sta cambiando e che già si impone il dominio, sia di una tribù sulle altre, sia del pater-familias, che tiene a mogli e figli sottoposti, separato dalle altre famiglie. 

I figli sono del pater che li accetta o li rifiuta, non sono più figli di tutti, ma soprattutto di tutte le madri. La comunità inizia la sua frammentazione.

Sembra che questa cultura fosse collegata alle culture Cukurkent e MersinGià nel 5300 a.c. la città è fortificata e possiede un tempietto.

Ci sono statuette della Dea fatte di argilla, in ogni casa, in posizione eretta e seduta. Ciò denota che persiste il culto della Grande Madre, come avviene anche per lungo tempo quando sono già avvenute le incursioni delle società patriarcali.

Interessante l'immagine priva di bocca, la (2), non rara nell'antichità, che in genere riporta a una Dea non leggibile nelle sue intenzioni e nelle sue leggi. Noi ci capiamo grazie al linguaggio, la Dea che non parla è difficile da comprendere.

FIGURA (4)
Si fa avanti l'idea che la Dea possa essere conosciuta solo da una casta sacerdotale che ne interpreta i segni e le intenzioni, e che, soprattutto sa come tenerla pacifica e propiziatoria. La casta sacerdotale è femminile nel matriarcato, poi miste e infine totalmente maschile in pieno patriarcato.

I mezzi di sussistenza sono nell'agricoltura, principalmente farro, farro, grano tenero, orzo, piselli e veccia e l'allevamento di animali, bovini, maiali, pecore, capre e cani.

Il compito è solo femminile, gli uomini vanno a caccia ma la caccia si sa, occupa almeno una settimana di tempo, gli uomini partono in gruppo armato e stanno fuori diversi giorni.

Pertanto la maggior parte del cibo è prodotto dalle donne, che sono quelle che lavorano di più da sempre, anche perchè hanno il compito di provvedere ai piccoli.

L'accudimento degli animali pertanto è soprattutto anch'esso compito delle donne, oltre alla raccolta delle erbe selvatiche per cibo ma soprattutto medicamentose. Da sempre, nel matriarcato la medicina è delle donne. Lo sarà anche nel patriarcato ma solo nelle campagne.

DEA CON FIGLIO (5)
Diverso da altre aree di insediamento, i morti sono sepolti fuori dalle città. Il che denota una certa paura degli spiriti dei morti, anche se alcuni teschi senza scheletri sono stati trovati sotto alcuni piani, come altrove nel Vicino Oriente, forse un segno di culto per i loro antenati, ma il cimitero principale era fuori dal villaggio.

La ceramica di Hacilar è ben cotta e viene proposta nei colori rosso, marrone e giallo. Predominano temi di teste umane con occhi molto grandi.

Nel 5000 a.c., si ritiene che ci siano stati nuovi arrivati ​​che si sono stabiliti qui. Il sito è fortificato più che mai. 

La ceramica diventa di alta qualità e di solito è dipinta in rosso su uno sfondo color crema con motivi geometrici o figure stilizzate come uccelli o teste di tori. 

La ceramica si presenta anche umana e zoomorfa, la prima di questo genere trovata in Anatolia. 

Nella figura (5) la Dea tiene con se il figlio che in genere crescerà e morirà per risorgere ogni anno. E' il simbolo della produttività della natura, negli uomini, negli animali e nelle piante. Soprattutto è il simbolo della crescita annuale delle piante seminate e coltivate dall'uomo, a cui è affidata la sopravvivenza come cibo.

Essendo le piante parte del corpo della Madre Natura, la sua morte prevede un dolore e la sua rinascita una gioia, legata anche alla morte e rinascita di tutte le creature, uomini compresi.

La figura (6) invece mostra la stressa Dea in qualità di "Signora delle belve", o Potnia Theron, mostrando il lato più selvaggio della natura. La Dea infatti è seduta su un leopardo e stringe a sè, come volesse allattarlo, un cucciolo di leopardo.

La possibilità di osservare il lato materno e contemporaneamente mortifero della Dea Natura, dava agli antichi un grande vantaggio, perchè potevano considerare la morte come un evento naturale e non distruttivo come avviene oggi, lato infatti che si fa del tutto per occultare.

La madre che dava la vita era stesa che dava il nutrimento e che riassorbiva le creature nel suo corpo facendole morire per fornire loro una nuova rinascita. Purtroppo la mente condizionata dalle varie religioni ci impedisce oggi questa visione così pure e oggettiva. Tano è vero che per i poli più antichi al morte era una festa.


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