sabato 16 marzo 2019

CESARE E SAN CESAREO


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CESARE E SAN CESAREO


CESARE E SAN CESAREO


San Cesareo diacono e martire di Terracina (Nordafrica, I sec. – Terracina, II sec.) fu il santo scelto, fin dalla prima età cristiana, a causa del suo nome per sostituire la figura pagana di Cesare.
Nella "Passio S. Caesarii", si specifica che il giovane Cesareo sarebbe disceso dalla Gens Julia, ma Cesareo, già opponendosi in vita ai Cesari pagani, con il martirio diventa il nuovo Cesare cristiano della storia e, a partire da IV secolo, il primo santo tutelare della famiglia imperiale convertita al cristianesimo. 



LE RELIQUIE DI SAN CESAREO

Nella foto di cui sopra: contendendosi le spoglie del Santo, avendo gli abitanti di Terracina afferrato un braccio e quelli di Gaeta l’altro, tira di qua e tira di là, il braccio tenuto dai terracinesi si staccò e rimase loro, mentre i gaetani portarono via tutto il resto del corpo. ma queste storie di santi non sono un po' splatter?

Sembra invece che gli avvenimenti siano diversi: nel  7 febbraio del 375 avvenne la traslazione del corpo di S. Cesario diacono e martire da Terracina a Roma e l’imperatore Valentianiano I lasciò alla città solo un intero braccio del Santo.
Da questa reliquia, nel corso dei secoli, i vescovi di Terracina prelevarono diverse porzioni ossee per donarli: 
- al Vescovo Giacomo di Nisibe (Turchia), 
- a S. Pietro di Salerno - vescovo di Anagni dal 1062 al 1105 – che le ripose nell’altare dei Martiri nella cripta del duomo anagnino con le reliquie di S. Sebastiano e di molti altri santi, 
- alla cattedrale di Priverno (Latina), 
- alla Chiesa Santa Maria a Fiume di Ceccano (Frosinone), 
- alla Chiesa rupestre di S. Cesario a Civita Castellana (Viterbo), 
- alla chiesa di S. Cesario a Cesa (Caserta).

Nella cattedrale di Terracina pertanto non sono conservate le ossa del braccio del Santo, ma alcuni pezzi di ossa in un reliquiario a forma di braccio contenuto in un’urna di ottone. Insomma diventare santo significava essere stati torturati in vita e fatti a pezzettini in morte.

IL LUOGO DOVE CADDE CESARE, ANCORA GLI SI LANCIANO FIORI DOPO 2000 ANNI


LA PASSIO

Secondo la Passio, ossia il racconto del martirio del santo, il diacono Cesare a causa di un naufragio giunse a Terracina, dove si sarebbe imbattuto in Luciano, un giovane destinato ad essere sacrificato in una cerimonia del I gennaio.

Ogni anno era consuetudine immolare al Dio Apollo il ragazzo più bello della città, il quale - dopo essere stato esaudito in tutti i suoi desideri e nutrito con prelibati cibi per circa otto mesi - doveva indossare magnifiche armi, montare su un cavallo riccamente bardato, salire fino alla sommità del Monte Sant'Angelo e gettarsi nel vuoto col cavallo per schiantarsi contro le rocce; il suo sacrificio avrebbe ottenuto la salvezza dei suoi concittadini. 

Cesario si indignò per questa barbarie ed aspettò il giorno stabilito per la cerimonia facendo veglie, digiuni e preghiere. Arrivato il 1º gennaio, Luciano avrebbe sacrificato una scrofa per la salvezza dei suoi cittadini nel Templum Apollinis, dal quale sarebbe partita la solenne processione che lo avrebbe condotto al monte.

Nonostante i tentativi di Cesario di interrompere il barbaro rito, il giovane Luciano si sarebbe gettato dall'alto del monte ed il diacono, dopo questa visione sconvolgente, e il santo così inveì: "Sventura allo stato e ai principi che si rallegrano delle sofferenze e si pascono di sangue! Perché dovete perdere le vostre anime per le vostre imposture ed essere sedotti dagli artifici del demonio?".

Così Cesareo venne arrestato con l'accusa di lesa maestà e condotto dal console (Consularis Campaniae) di nome Leonzio, che gli ordinò di sacrificare al Dio Apollo: se il diacono avesse rinnegato la sua fede in Cristo ed offerto incenso e preghiere alla loro divinità pagana, sarebbe stato lasciato in libertà e perdonato sulla base del suo pentimento. 

Tuttavia Cesario avrebbe fatto crollare il tempio travolgendo il sacerdote Firminio, e la popolazione di Terracina, che aspettava dal diacono un segno della potenza del Dio cristiano, si sarebbe convertita ed avrebbe rinnegato le loro divinità pagane: in realtà, l'episodio tende a spiegare la distruzione del Templum Apollins e l'erezione al suo posto della basilica di S. Cesario, a partire dal V sec..

I romani non facevano sacrifici umani, se non rarissimi e in epoche arcaicissime. Inoltre, sotto l'imperatore Traiano non esisteva il Consolare della Campania; carica della metà del II sec. d.c.. La Passione di San Cesario è stata scritta in epoca bizantina ed il narratore ha preso personaggi e circostanze ovunque, appartenenti anche a tradizioni posteriori.

Dopo un anno di dura prigionia (ma i romani non facevano prigionieri, semmai schiavi), Cesario fu condotto nel Foro Emiliano, dove il console Leonzio si sarebbe improvvisamente convertito e subito morto (altrimenti si divertiva troppo). Il suo successore condannò Cesario e un altro cristiano di nome Giuliano ad essere gettati nel mare di Terracina chiusi in un sacco, cosa che avvenne dall'alto della guglia del Pisco Montano, uno sperone roccioso separato dal Monte Sant'Angelo, sulla cui vetta domina il Tempio di Giove Anxur. Era il I novembre (Kalendae Novembrīs) dell'anno 107 d.c..



LE RELIQUIE DI CESARE

L'obelisco egizio che si erge in piazza San Pietro, proveniente dal vicino circo di Nerone-Caligola in Vaticano venne trasportato dall'Egitto per volontà dell'imperatore Caligola nel 37 d.C. come principale elemento decorativo della spina per il circo, l'obelisco era stato realizzato per Nencoreo, faraone della XII dinastia (1991-1786 a.c.) e collocato ad Heliopolis, città dalla quale Giulio Cesare lo fece trasferire ad Alessandria, capitale ellenistica dell'Egitto dei Tolomei, per adornare la città di Cleopatra.

RELIQUIARIO DI CESARE
Con tale simbolo eretto a Roma, Caligola si univa idealmente all'iniziatore dell'impero; tuttavia egli non riuscì a vedere completato il circo, che fu portato a termine da Nerone e che fu anche teatro del martirio di S. Pietro nel 64.

Il primo papa della chiesa cristiana fu sepolto lì a fianco, nel luogo dove già sorgeva una necropoli, l'obelisco però rimase fuori dal perimetro dell'edificio e fu lasciato al suo posto - nei pressi dell'attuale Aula Nervi -, col suo globo bronzeo dorato e l'iscrizione, poi perduta, che rimandava a Cesare.

Nel Medioevo il monumento, mèta di migliaia di pellegrini per la vicinanza a S.Pietro, venne chiamato l'aguglia e la tradizione riportava che il grande globo posto sulla sommità dell'obelisco fosse l'urna cineraria di Gaio Giulio Cesare, di cui si sapeva, attraverso le fonti letterarie, della cremazione, avvenuta tra i tumulti poco dopo l'assassinio.

Il globo venne indicato come urna delle ceneri di Cesare nei Mirabilia Urbis Romae, tanto che verso la fine del XVI secolo, la gente andava ancora a pregare sulla sua tomba, con grande rabbia di papa Sisto V Peretti, che ritenendo demoniaca qualsiasi reliquia che non fosse cristiana, decise di porre fine a questo culto.

Così fece rimuovere l'antico globo dorato ed annunciò al popolo che la sfera era stata aperta e trovata vuota, così al suo posto sull'obelisco fu issata una croce bronzea contenente una reliquia della "vera Croce", quella si che era vera e ci si poteva credere.



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