martedì 15 ottobre 2019

MATRIARCATO KHASI


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DONNE KHASI
Una delle principali società matrilineari che esistono oggi è quella dei Khasi, in India, proprio nella nazione dove i casi di stupro e di maltrattamenti delle donne sono all'ordine del giorno, e dove manca quasi totalmente tutela dei diritti femminili. Basti ricordare le donne che si danno fuoco impazzite dalle torture fisiche e morali che i maschi operano su di loro.

A breve distanza dal Bangladesh, a 1500 metri sul livello del mare, tra le montagne nebbiose dello Stato indiano di Meghalaya, si estendono le «tribù dei Khasi» vale a dire una serie di clan, ovvero famiglie estese, che hanno una genealogia di 2000 anni fa che risale alla «Nonna alle Radici» o «iawbei tynrai».

Qui infatti resiste ancora uno dei 30 sistemi matrilineari del mondo. In questa società, di circa tre milioni di abitanti, sono dunque le donne che ereditano ogni proprietà familiare, accolgono gli uomini nelle proprie case e danno il cognome ai figli.

Ma il diritto delle donne Khasi è sancito anche dalla Costituzione indiana, che stranamente tutela questo loro diritto matrilineare. Il matriarcato infatti non esiste più ma ne esiste nel mondo una derivazione: il diritto matrilineare, che fa ereditare ai figli il nome (cognome) della madre e alle donne i beni terreni.

I clan sono diretti dalle donne e sono i maschi a doversi staccare dalla tribù per maritarsi con una donna di un'altra tribù. Il sistema matrilineare è un’anomalia nello Stato Indiano, per non dire in un mondo, governato dagli uomini.

TERRITORIO KHASICO

LA SCOZIA D'ORIENTE

I coloni della East India Company la soprannominarono «Scozia d’Oriente», ma sarebbe più preciso «il Galles dell’India», perché nel 1840 fu un falegname calvinista gallese, Thomas Jones, a portare l’alfabeto, la sega, e delle tecniche edilizie a questo popolo, ma pure a trascrivere la loro conoscenza orale legata alla sciamanesimo e alla magia dotata di mantra guaritori. Non è una coincidenza che l’inno nazionale dei Khasi sia la stessa melodia di quello del Galles, ma con le parole della lingua Khasi.

La struttura di questa società è matrilineare ma non matriarcale: ufficialmente il capofamiglia resta sempre lo zio materno. Come avveniva un tempo in alcune grandi civiltà, il re comandava perchè sposava la regina, il faraone diveniva tale in Egitto sposando la faraona, insomma era la regina che doveva essere di sangue reale, lui diventava di sangue reale sposando lei, un po' come la regina Elisabetta col suo consorte.

DONNE CHE LAVORANO NEI CAMPI

IL POTERE DELLO ZIO

E' lo zio materno dunque che prende le decisioni più importanti ma deve il suo ruolo alla sorella. Questo accade o accadde sempre nelle tribù matriarcali o matrilineari. Comunque il consiglio delle donne può intervenire e porre il suo divieto in casi di condanne o di guerra.

Non si fa guerra e non si condanna se il consiglio delle donne lo vieta. Questo perchè la scarsità di sentimenti genitoriali nel maschio facilmente si abbandona all'aggressività e alla punizione, senza salvaguardare sufficientemente i figli della tribù.

Come in tutte le società matriarcali l'ultimogenito è superiore al primogenito, ed è un concetto e un diritto straordinario, perchè il figlio minore rappresenta da un lato quello che deve essere maggiormente tutelato, dall'altro rappresenta il futuro, e quindi il bene dei figli e della comunità in divenire.

Ciò significa che si privilegia il benessere dei figli e dei nipoti, in modo altruistico e impersonale, al contrario del diritto paterno, dove addirittura si toglieva in epoche passate il diritto di ereditare non solo alle femmine che spesso venivano chiuse in convento a tale scopo, ma pure ai figli minori che dovevano abbandonare la casa paterna.

Nella società matriarcale ma pure matrilineare invece l'erede universale non solo non è un maschio, ma addirittura è sempre l’ultimogenita, custode del lignaggio e delle proprietà. Ella è il futuro e il bene della tribù e le donne anziane la proteggono e la sostengono, e lei le terrà per consigliere tutta la vita.

La loro religione originaria, quella animistica, però riguarda solo il 37% della popolazione che per resto è in maggioranza cristiana ma induista, buddista e pure musulmana, e. ciò che conta, con un alto grado di scolarizzazione; molti di essi lavorano come funzionari e professionisti anche fuori del loro Stato di provenienza.

Oggi l'85 per cento della popolazione di Meghalaya è tribale, con tre principali gruppi di persone cioè i Garo nella sezione occidentale dell'altopiano, Hasis nella parte centrale dell'altopiano e Jaintia nella parte orientale dell'altopiano. Tutti e tre hanno un sistema sociale matriarcale in cui il lignaggio familiare è preso per parte di madre.
COPPIA KHASI
In alcuni villaggi Jaintia e Garo, incisioni di figure di uomini e animali si trovano sui muri delle case.
Vicino a Jowai, le incisioni di un amante e amata raccolgono il plauso degli estimatori per l'arte e l'ingegno nella progettazione. I Garo hanno eretto monumenti commemorativi per i morti,  statue incise in pali di legno, somiglianti nel viso e nella forma del defunto. 

Le donne di Garo sono esperte nella tessitura, soprattutto per i dakmandes, una sorta di abbigliamento femminile, decorate con raffigurazioni di bellissimi fiori e farfalle in vari colori. Cesti, letti, stuoie, e mobili in bambù intrecciati e canna si trovano nelle zone rurali. Gli Jaintia si dedicano alla pesca con le trappole in bambù, note per la bellezza funzionale. I ponti di canna si ergono sui corsi d'acqua impetuosi dei Khasi e degli Jaintia.

La maggior parte delle case sono costruite secondo i gusti della gente, ma anche nell'ambito dello stesso villaggio. C'è una grande variazione che va dal vecchio tipo di Khasi ai tipi moderni trovati in Shillong e altre importanti città dello stato. Ci sono case inserite nella foresta con case ricavate dalle radici del ficus elastico, come case e grattacieli moderni nelle città.

Naturalmente gli studiosi maschi si lamentano che il sistema abbia fatto molto bene alle donne Khasi ma molto male agli uomini. Non hanno responsabilità sulle loro spalle e così prendono la vita con leggerezza, sprecandola in alcol e droga. Non diciamo fesserie. 

COSTUMI KHASI
L'alcol e la droga non deriva dal dolce far niente, ma dall'essere stati abbandonati da fanciulli o dall'essere stati fortemente maltrattati. E non risulta che i maschi Khasi si droghino, perchè quello che i giornalisti maschilisti chiamano droga sono quelle leggere usate molto saltuariamente anche dalle donne, che fanno meno male delle più famose sigarette.

E' vero invece che il popolo dei khasi viva ancora in simbiosi spirituale con le foreste. Grazie anche a un’architettura naturale che impiega le radici di ficus elastica, in più dal 14 al 17 novembre si festeggia il Cherry Blossom Festival nella capitale e stazione montana del Meghalaya, uno dei più piccoli stati dell'India nord-orientale, conosciuto anche come "la Dimora delle Nuvole". Oggi è una meta emergente del turismo dato anche l'insolito periodo di fioritura dei ciliegi.

Qui tutto è libero, l’omosessualità è libera; l’amore è libero dalla eterosessualità imposta, dalla riproduzione, dalla casa acquistata insieme, dalla patria podestà, dall’affidamento dei minori e dalle rivalse di uno dei componenti della coppia.
 
La coppia non è necessariamente eterna, anche se può diventarlo. Si pratica il visiting marriage (lo sposo/amante che dorme nella casa della sposa/amante fino a che tutti e due lo gradiscono e poi la mattina ritorna alla sua famiglia allargata).

In più i cori di Shillong, capitale dello Stato di Meghalaya (che significa appunto «dimora delle nuvole»), una delle Sette Sorelle nel Nordest, sono famosi in tutta l’India, perchè le donne lì sono allegre, e piene di voglia di cantare, e sembra cantino benissimo.

L'agricoltura è la principale occupazione del Meghalaya, con l'83 % della popolazione totale, che coltiva anzitutto riso e mais, ma anche aranci, ananas, limono, guava, giaco e banane, mentre patate, iuta, mesta, cotone, arecanut, zenzero, curcuma, foglie di betel e pepe nero. dal giaco si ricava una bevanda alcolica. Risorse forestali, principalmente pini costituiscono un'importante entrata per lo stato. Lo stato ha molte piccole industrie in mobili, di ferro d'acciaio, e di pneumatici, ma mai grandi industrie.

UOMINI KHASI CHE SI ESIBISCONO COME DANZATORI

IL MITO

La mitologia Khasi parla delle origini del suo popolo, tutti figli della Dea madre Iawbei Tynrai, la Nonna delle Radici, come venuto dal cielo e atterrato sulla vetta di una Montagna Sacra, dove una spedizione archeologica ha di recente scoperto asce, scodelle, tracce di insediamenti e ferro risalenti forse al dodicesimo secolo prima di Cristo. Da lì iniziò la stirpe che continua a popolare un'intero altopiano fino a oggi.

Che la famiglia matrilineare risalga fino ad almeno il XII sec. a.c. sembra piuttosto chiaro, ma trattandosi di una cultura matriarcale gli studiosi dichiarano che è anche "possibile" che si tratti dello stesso popolo, ma non è certo, ma se fosse una civiltà patriarcale non dubiterebbero mai che i popoli dei monti o delle colline in tempo di pace tendessero a scendere in pianura, dove la coltivazione è più facile.

Ma c'è di più. Alcuni spiegano la prevalenza del matronimico sul patronimico dal fatto che i padri venissero spesso uccisi in guerra e per tenere saldo il clan, l’unico modo era dare ai figli il cognome della madre.

Ci vuole molta faccia tosta per sostenere una fandonia del genere perchè nell'antica Roma repubblicana, per non parlare di quella del declino dell'impero, decimarono lo stato romano, ma sarebbero morti tutti per non lasciare il patronimico alle donne, tanto è vero che spesso i parenti maschi adottavano i figli orfani.

L’altra brillante trovata è che ci fosse un sistema simile a quello di alcune tribù africane dove la paternità era incerta e il cognome materno era garanzia d’appartenenza. «Mater semper certa est, pater numquam» diceva, prima dei test del Dna, la legge dell’antica Roma.

Ma questo è accaduto ovunque, in tutto il mondo la maternità è stata incerta, e nessuno invocò per questo il matronimico.
«Non è niente male fare la capofamiglia», dice la Khasi Suzie Syem, professoressa di psicologia alla North East Hill University:
«È bello avere più potere, ma ci sono anche un sacco di responsabilità».
Sua cugina Joy Syem, che dirige un centro per i diritti delle donne, conferma:
«È vero le ragazze hanno più fiducia in se stesse, ma le donne hanno più doveri che diritti e lavorano più degli uomini».

Ma questo non solo nel resto dell’India, ma in tutto il mondo matriarcale. Che dire, anche nel mondo patriarcale le donne lavorano di più, visto che i maschi quando tornano dal lavoro si riposano, ma le donne no. In questo occidente e oriente si eguagliano.

A tutt'oggi i Khasi al potere femminile ci tengono e il governo li sostiene, nonostante alcuni maschi si siano ribellati al potere matrilineare, ma nessuno vieta loro di andarsene, e a volte lo fanno, andando a lavorare in un altro paese. Ma il governo sostiene il territorio dei Khasi anche perchè comportano una grande affluenza di turismo.

Per ora la struttura matrilineare resiste anche perché è intrecciata a folklore, riti e culto, come le riunioni dei clan nella foresta sacra nelle case dove abitavano gli antenati e dove gli sciamani si trasformano, nelle loro allucinazioni, in tigri-mannare a cinque dita, o predicono il futuro, cantando le canzoni e i mantra che guariscono da ogni male.



 

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