lunedì 1 luglio 2019

ATENA ALEA - APOLLO ALEO



SCROLITO DELL'APOLLO ALEO - DA KRIMISA

CULTO DI APOLLO ALEO

Nel 1924, quando Paolo Orsi (1859 – 1935) la trovò nel corso della prima campagna di scavi a Punta Alice, dove la bonifica della palude aveva messo in luce il più celebre santuario di Krimisa, limite sacro del territorio di Kroton a nord ma preesistente alla fondazione della colonia achea, il museo di Reggio lo intercettò. In precedenza, questi venivano inviati a Napoli, poi a Taranto, come capitò alle vasche monumentali in marmo estratte per prime dal relitto romano di Punta Scifo.
Negli ultimi che l’Apollo ha trascorso in trasferta, addirittura oltreoceano (al Princeton University Art Museum), perché inserito nel 2007 tra le opere d’arte antica che l’allora Ministro dei Beni Culturali, Francesco Rutelli, concordò di inviare per tre anni negli USA.

S’intendeva così ‘compensare’ la perdita di alcuni capolavori di provenienza italiana che, dimostrato l’acquisto illegale, i musei americani erano stati costretti a restituire al nostro Paese. Ma compensare di che, che per tanti anni erano stati tolti al popolo italiano defraudandolo sia della visione della loro bellezza, sia dei mancati guadagni per la loro esposizione!

Da quando in qua la ricettazione deve essere compensata? Noi sapevamo che è un reato, ma in Italia non lo è mai, perchè dai musei vengono continuamente sottratte (senza responsabilità di nessuno, nemmeno dei direttori dei musei) opere d'arte vendute all'estero, ed è un miracolo se ogni tanto ce ne restituiscono qualcuna.
ASKOS BRONZEA DI SIRENA - NECROPOLI DI STRONGOLI (MUSEO DI CROTONE)
Anche l’eccezionale vaso in bronzo per profumi modellato a forma di sirena che dalle Murgie di Strongoli (KR) era finito in Florida, a Malibù, nelle vetrine del Paul Getty Museum, rientrò in Italia mentre il Paul Getty Museum continua allegramente ad acquistare illecitamente i beni italiani sottraendoli ai nostri musei.

Di ritorno dagli USA dopo un soggiorno ben più lungo del previsto (per accordi occulti), la statua di Apollo Aleo fa dunque tappa a Cirò Marina prima di essere ricollocata definitivamente nel museo di Reggio.
APOLLO ALEO RICOSTITUITO DA P. ORSI
(sn.) e ELIO MALENA (ds.)
Gli acroliti sono una tipologia statuaria particolare della Magna Grecia, a parte le “Madonne vestite”: statue processionali prodotte dal XVII al XIX secolo specialmente nel Sud Italia: una serie di manichini snodabili coperti con vesti sontuose e accollate dalle quali fuoriescono, modellate con cura, dipinte e lucidate ad arte, impreziosite inoltre da capigliature naturali, occhi di vetro e gioielli, solo la testa, le mani e (a volte) i piedi delle Madonne da processione.
Un acrolito non era che la trasposizione in marmo o avorio di parti di statue, di dimensioni pari o superiori al vero, come nel caso dell’Apollo, non per ridurne il peso e renderlo maneggevole in vista di riti processionali ma per risparmiare sui costi, soprattutto in regioni prive di marmi.

Una struttura in legno, argilla o altro materiale di poco pregio costituiva il corpo, nascosto alla vista da stoffe e accessori sontuosi. L’uso della pietra pregiata o dell’avorio, di preferenza associato all’oro come nei celebri Apollo e Artemide del Museo di Delfi, permette di scolpire separatamente e poi assemblare le estremità scoperte mediante incastri e imbottiture.

ATENA DI LEMNO
Il marmo era dipinto in modo da simulare il colorito naturale: uno strato di cera e pece impermeabilizzava le superfici, magari con una capigliatura in oro/bronzo o in stucco dorato su armatura lignea (con eventuale aggiunta di una corona di alloro, un diadema, un copricapo o un elmo).

Ciglia finissime ritagliate all’estremità di lamine metalliche inserite sotto bulbi oculari in calcedonio, o in avorio, o in pasta vitrea, associati a pietre diverse per rendere colore e lucentezza dell’iride e della pupilla.
In caso di divinità femminili, dai lobi potevano pendere gioielli.

Inimmaginabile poi è il tripudio di colori, scintillii e giochi di luce/ombra dati dalla combinazione di metalli, pietre colorate, stoffe di diversa fattura e trasparenza che caratterizzava le statue di culto.

Al confronto, le orbite vuote, il pallore giallognolo, i fori praticati nel cranio solo parzialmente lisciato, nulla lasciano intuire, oggi, dell’antica espressività di quel volto, al quale sia l’Orsi nella pubblicazione del 1932 sia, più di recente, Elio Malena hanno cercato di ridare vita.

ACROLITO IN AVORIO E ORO DI APOLLO (MUSEO DI DELFI)
Ma diciamola tutta, l'Apollo Aleo non somiglia smaccatamente alla Atena di Lemno? Chi ha copiato chi? Indubbiamente venne prima Atena, e pure Atena Alea.
Gli elementi acrolitici superstiti dell’Apollo Aleo, l’idoletto d’oro trovato a Punta Alice, supponeva un Apollo seduto, in atto di suonare la cetra, reggendolo con la mano sinistra e impugnando il plettro con la destra. Le gambe si intuiscono inclinate e divaricate, il piede destro poco più avanzato del sinistro. 
Basta guardare al Museo Archeologico Regionale di Aidone (En), dove, dopo il rientro dagli USA, degli acroliti arcaici in marmo di Demetra e Kore trovati nel 1979 da tombaroli e acquistati illegalmente da un collezionista di New York che nel 1986 li prestò illegalmente al Paul Getty Museum per l’illegale esposizione, è bastata un po' di inventiva per restituire alle due spettacolari Dee arcaiche la monumentalità originale.

Mediante calchi e intelaiature metalliche sagomate a mo’ di manichini, parzialmente coperte, poi, da drappi leggeri, gli allestitori hanno ottenuto risultati molto suggestivi ottenendone un riconoscimento anche economico.

APOLLO ALEO
Durante gli scavi del 1924 l'archeologo Paolo Orsi, individuò a Punta Alice l'antico tempio arcaico dedicato ad Apollo Haleo. Fin dalla fine del VII secolo a.c. si erano reperiti manufatti tipici quali l'idoletto schematico in argento, il kouros dedalico e la statuina fittile di tipo locrese.
Nella sua fase più antica, fine del VI secolo a.c. il tempio dedicato ad Apollo Haleo era costituito da una cella (naos) fortemente allungata 27x7,90 metri, aperta sul lato orientale e divisa in due navate da un colonnato di cui restano le basi lapidee.

Tutte le colonne, esterne ed interne, si suppone fossero in legno. La cella era conclusa ad ovest da un ambiente quadrangolare (adyton) chiuso da un muro divisorio ed articolato da quattro pilastri. Questo spazio conteneva la statua di culto del Dio Apollo. La struttura era formata da un basso zoccolo costituito da due filari di blocchi di calcare, su cui poggiavano i muri in mattoni crudi. 

Il tempio rimase in uso fino alla fine del IV secolo a.c. quando venne trasformato in un periptero dorico di maggiori dimensioni 46x19 metri, completamente in pietra, e circondato da otto colonne sui lati brevi e diciannove su quelli lunghi. 

L'area sacra di Punta Alice rimase fino al IV secolo a.c. in orbita crotoniate, come del resto la città di Krimisa. Dagli scavi effettuati nell'area sono state rinvenute le parti in marmo della statua del Dio Apollo ed il relativo acrolito, oggi esposto al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria.



IL TEMPIO

Tramandano le fonti antiche che l'eroe tessalo Filottete, dopo il ritorno dalla guerra contro Troia, a causa di una sedizione scoppiata in patria (Strabo, VI, 1, 2, 254) riprese il mare, sbarcando sulle coste ioniche nei cosiddetti Makalla della Crotoniatide, dove fondò il tempio di Apollo Alaios a perenne memoria della conclusione del suo vagabondare (alae) e qui consacrò le frecce a lui donate da Eracle (Euphor. F 49 Van Groningen). Ma "ala" in latino significa "ala" e "alae" "ali", mentre "alea" si riporta ai dadi con la loro rischiosità, nulla a che vedere con il peregrinare. 



LE RICERCHE

Il santuario di Punta Alice, che le fonti vogliono dedicato ad Apollo Alaios da Filottete, fu a lungo cercato, ma venne scoperto soltanto negli anni Venti da P. Orsi. Gli scavi, realizzati nel 1924, completarono l'esplorazione del tempio e i risultati eclatanti di questa campagna rimasero fondamentali per la conoscenza dei luoghi del ritrovamento, mentre le successive indagini, condotte da D. Mertens nel 1977, hanno consentito una visione più compiuta ed esaustiva delle fasi costruttive del santuario.

Tra il materiale rinvenuto, in gran parte ex voto offerti dai fedeli al Dio venerato nell'area sacra cirotana, i reperti più noti sono costituiti dalle parti marmoree dell'Acrolito di Apollo (440/430 a.c.), testa, piedi e mano sinistra, esposte insieme a numerosi ex voto presso il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. 

ATENA

ATENA ALEA

La parola alea non ha niente a che vedere con l'aleatorio o il vagare, perchè in greco significa “rifugio”. Alea corrisponde al nome di una città dell’Argolide e ad un epiteto della omonima Atena in onore della quale si tenevano dei giochi chiamati Aléaia e menzionati sia da Pausania (II 17,7) che da Strabone (VIII, 388) (Pauly Wissowa 1970, II, col 1793-95).

"Pallade unigenita, augusta prole del grande Zeus, Divina,
Dea beata, che susciti la guerra, dall'animo forte, indicibile,
di gran nome, che abiti negli antri, che governi le alture elevate
dei gioghi montani e i monti ombrosi,
e rallegri il tuo cuore nelle valli, godi delle armi,
con le follie sconvolgi le anime dei mortali,
fanciulla che estenui, dall'animo che incute terrore,
che hai ucciso la Gorgone, che fuggi i talami,
madre felicissima delle arti, eccitatrice,
follia per malvagi, per buoni saggezza;
sei maschio e femmina, generatrice di guerra,
astuzia, dalle forme svariate, dracena, invasata,
splendidamente onorata, distruttrice dei Giganti Flegrei,
guidatrice di cavalli, Tritogenia, che sciogli dai mali,
demone apportatore di vittoria, giorno e notte,
sempre, nelle ore piccole ascolta me che prego,
dà la Pace molto felice e sazietà e Salute
nelle stagioni felici Glaucopide, inventrice delle arti, regina molto pregata."


ATHENA PARTENOS

I sacri nomi di Atena

La Dea aveva diversi epiteti, oltre a Pallade, in cui essa si incontra nei miti greci:

- Poliade (della città),
- Ergane (industriosa) patrona delle arti decorative,
- Leitis (della bellezza), 
- Peana (guaritrice),
- Zosteria (della cintura) quando era armata per la battaglia,
- Anemotis (dei venti),
- Promachorma (protettrice dell'ancoraggio),
- Pronea (del pronao),
- Pronoia (provvidenza),
- Xenia (ospitale),
- Larissea (di Larissa),
- Oftalmitis (dell'occhio),
- Cissea (dell'edera),
- Mantide (di Aiace),
- Aitia (sula),
- Agoraia, (dell'agorà)
- Nike (vittoria),
- Parthenos (vergine),
- Promachos (che lotta in prima fila) ispirando la statua di Fidia.
- Glaucopide (da Glaukopis, "dagli occhi lucenti"),
- Alalcomeneide (per il culto ad Alalcomene, in Beozia),
- Cecropia (per il culto a Cecropia, Attica),
- Alea (rifugio),
- Apaturia (festa ionica ad Atena Fratria per l'iscrizione dei figli maschi alla Fratria),
- Armata,
- Colocasia (dal tempio di Colocasia),
- Crisia (d'oro),
- Guerriera,
- Itonia (ctonia),
- Lafria (colei che conquista il bottino),
- Madre,
- Narcea (che dà le visioni),
- Onga  (adorata a tebe come un'Athena Nera). 
- Coronide (cornacchia), divenuta poi la donna incinta di Apollo da cui nacque Asclepio; dovendo Atena essere vergine non poteva avere figli.

Eh si, i nomi di Atena Apollo se li sogna. Atena aveva un ruolo importante anche nell'agricoltura. La stagione della semina si apriva in Attica con tre rituali sacri di aratura, due dei quali in onore di Atena inventrice dell'aratro e dell'erpice. Inoltre, era stata Atena (ovvero le sue sacerdotesse) ad insegnare come attaccare i buoi al giogo e sempre lei aveva dato agli uomini l'albero d'olivo, così come aveva inventato i dadi a scopo divinatorio, le briglie per cavalcare i cavalli, il telaio, il calendario e le navi per solcare i mari.

Atena sempre vergine e soccorritrice venne poi spodestata dagli iperborei, gli adoratori del Dio Apollo, che si fregò la maggior parte dei templi femminili, da quelli della Madre Terra di cui uccide il serpente pitone (infatti, lo dice Luciano, con gli oracoli Apollo non ci azzecca) a quelli di Atena, che è il rifugio di tutti coloro che soffrono. 

Oddio rifugiarsi in Apollo non è il massimo, le donne e le ninfe le stupra e se s'incazza scaglia pestilenze e colera, ma non importa, perchè un'altra vergine diventa il Rifugio per eccellenza. La Vergine Maria eletta dalla Chiesa Cattolica a "Rifugium Peccatorium", ma funziona a giorni alterni come le targhe delle macchine con lo smog, perchè Dio i peccatori tra le fiamme ce li manda lo stesso, magari non ab aeternum, li manda solo in purgatorio, e per non si sa quando. 
Come sono buoni questi Dei maschi!....



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