venerdì 18 maggio 2018

L'UNIVERSO E' FEMMINA






CRETA

Nel 1909 nell'isola di Creta, nell'Egeo, venne alla luce una straordinaria civiltà, gioiosa e raffinata, la "Creta minoica" dal nome del leggendario re Minosse. Iniziò nel 6000 a.c. con una colonia di immigrati dell'Anatolia che portavano la cultura della Dea Madre. Nei successivi quattromila anni produssero vasellame, tessitura, metallurgia, architettura e pittura, con stile vivace e allegro. Verso il 2000 a.c. Creta iniziò il Minoico Medio, o Periodo dei Palazzi. Nel resto del mondo civilizzato, Età del Bronzo avanzata, la Grande Dea che dominava ovunque venne sostituita da Dei maschi dominatori e guerrieri.

Crollarono Hathor e Iside in Egitto, Astarte o Ishtar in Babilonia, e Arianna in Anatolia. La Dea declassò, trasformata in madre o consorte di divinità maschili più potenti o addirittura a ninfa o donna. Nell'isola di Creta invece continuò il culto della Dea Madre e non ci furono guerre, ma arti e commercio fiorirono sempre più.

A Creta la sala della regina è la più bella del palazzo di Cnosso, con delfini giocosi e anatre ad ali spiegate, con le disinvolte Dame in blu e la Parisienne, dai volti sereni, i riccioli ricadenti e le vesti succinte in movimento, candide nella pelle mentre gli uomini sono rossi, come negli etruschi, forse perchè la luna è bianca e il sole rosso, almeno nell'opera alchemica è così, perchè il sole è fuoco e volontà e la luna è acqua e sentimenti. 


Nel XV sec. a.c. l'isola finì sotto il dominio acheo e le cose mutarono ma non tanto da alterare il culto della Dea e lo stile di vita. Ce lo dimostra il sarcofago del XV sec. a.c. di Hagia Triada dove la Dea guida il carro trainato da un grifone per condurre il morto nell'oltretomba, con le sacerdotesse che svolgono il rituale e nel palazzo di Cnosso, è una donna, sacerdotessa o regina, cui un corteo di uomini rende omaggio.

Ovunque emergono figure femminili, con braccia alzate in benedizione, con serpenti e asce doppie, o in pose disinvolte. Nel palazzo di Festo l'appartamento della regina, con larghe stanze istoriate, vasca da bagno, atrio e cortile, accoglieva probabilmente i riti sacri.

Creta possedeva palazzi a più piani, ville, fattorie, porti, reggia, strade lungo tutta l'isola, templi e cimiteri affrescati, sculture, incisioni e decori. Si scoprirono ben quattro tipi di scrittura, una continua evoluzione culturale, senza tracce di guerre, di trionfo di vincitori o schiavitù, mentre nelle civiltà mesopotamiche fin dal 3500 a.c. il mondo cambiò con un'accentuata gerarchia sociale, con le guerre e il declino della donna.

Siamo nella prima età palaziale, circa 2000 anni a.c. Il bianco e il rosso e il nero domineranno l’antichità, simboli di luna, sole e tenebre. Il tripode greco della Pitia continuerà fino all'ultimo ad essere dipinto di tre colori: bianco, rosso e nero, e l'Opera Alchemica, o Grande Opera, avrà tre fasi contraddistinte da tre colori: il bianco. il rosso e il nero, anzi: il nero, il bianco e il rosso, perchè questo è l'ordine preciso dell'Opera.

CHIUNQUE PARLI DELL'OPERA ALCHEMICA NON SI RIFERISCA AI LIBRI MA A CIO' CHE HA SPERIMENTATO, PERCHE' SE NON HA TERMINATO ALMENO L'OPERA AL NERO SIGNIFICA CHE CI STA ANCORA DENTRO E NON "VEDE CHIARO".


Le cretesi vestivano abiti elaborati e allegri, come la Dea dei serpenti, col seno scoperto simbolo di donazione e fertilità, sottolineato da un corpetto che serra la vita, (anche le antiche egizie portavano il seno scoperto, a volte dipingendo i capezzoli di rosso per esaltarlo) sopra un'ampia gonna leggera e a balze.

Anche le pettinature erano elaborate, con un ciuffo, portato anche dagli uomini (unisex?), e lunghi capelli a riccioli, a volte con cappellino a cono. Nei giochi acrobatici coi tori, donne e uomini giocavano insieme, in abbigliamento identico, a torace nudo. Qui i tori non venivano tormentati dai toreri, perchè gli animali venivano rispettati, essendo tutti figli della Dea.

La città di Cnosso era un'unica costruzione di moduli contigui, uguali nell'architettura ma non nella decorazione. Solo la reggia emergeva in altezza, ma dava sulla stessa enorme piazza su cui si aprivano le entrate dei palazzi. Agorà unica per sovrani e popolo, dove i giochi pubblici avevano come spettatori tutti senza distinzione di rango. Insomma una vera democrazia.

Per l'archeologa Jacquetta Hawkes "L'idea di un monarca guerriero che trionfa umiliando e uccidendo il nemico è completamente assente a Creta, dove sovrani venerati disponevano di ricchezza e potere e vivevano in splendidi palazzi, non c'è traccia di manifestazioni di orgoglio maschile e di crudeltà incosciente".



Non ci sono raffigurazioni di chi sedesse sul trono di Cnosso, ma affreschi della Dea, della sacerdotessa, e il dipinto del "giovane principe", mostra un giovane dai lunghi capelli, disarmato, nudo fino alla cinta, incoronato con piume di pavone, che incede tra fiori e farfalle. Mancano il potere distruttivo e la violenza maschile, mancano addirittura le scene di caccia.

L'ambizione era sconosciuta alle classi dirigenti, non si trova il nome dell'autore o commissionario in un'opera d'arte, né le gesta di un sovrano, anche se i Cretesi avevano armi splendidamente decorate. Probabilmente, con la guerra e la pirateria nel Mediterraneo, combatterono battaglie per difendere le coste e il commercio marittimo, ma dovettero essere eccezioni, e poi tutte via mare, perchè non ebbero mai città fortificate, e splendide ville s'affacciavano direttamente sul mare.

Insomma il potere implicava una responsabilità materna e non un'imposizione paterna di ubbidienza e sottomissione, dimostrando che si può sviluppare una civiltà senza le crudeltà del dominio maschilista con caste, guerre e sottomissione delle donne.

Questa società idilliaca durò per millecinquecento anni, quando tutto intorno era sempre guerra. Cnosso fu una splendida città, collegata ai porti con una bella strada lastricata, il palazzo reale aveva splendide verande con colonne dipinte, e le stanze avevano affreschi gioiosi e naturalistici. Le strade avevano canali di scolo, e le case, a due o tre piani, tetti piatti e tettoie per il sole. L'esercizio fisico era praticato da uomini e donne con spettacoli anche religiosi ma allegri.



FINE DELL'ETA' BEATA 

Fu Zeus a sterminare gli uomini dell’età dell’argento, così racconta Esiodo, cioè la società patriarcale distrusse il matriarcato, (l'argento è simbolo femminile e lunare) forse quando il Giove greco divorò la Dea Meti, l’oracolante, che da allora parlò dalla sua pancia, o erano i brontolii del suo stomaco?

SONO QUESTI I SUCCESSORI DI CRISTO?
Zeus non era un raffinato, d'altronde suo padre Crono ingoiava una pietra scambiandola per un figlio! Soffrivano di indigestione e di cannibalismo. Talis patris...

Ce l'aveva per vizio il buon Zeus, perchè s’appropriò anche d’Atena, già figlia di Meti, Dea della Misura e della Giustizia, come la Maat egizia, dunque legislatrice… macchè, tutte menzogne! Zeus un giorno aveva un gran mal di testa, forse per le chiacchiere delle donne, così si rivolse al Dio Vulcano che era un suo amico e che gli spaccò la fronte con un’ascia, e se era nemico che gli faceva? Certo, l’ascia è stata da sempre un simbolo lunare, ma da qui a partorire ci vuol altro. 

Invidia dell’utero? Hum, sui sacri testi psicologici non c’è scritto, forse perché scritti da maschi. Ma Zeus è un Dio e un colpo d’accetta è una bazzecola, per cui, voilà, dalla spaziosa fronte esce Minerva tutta armata. E’ chiaro: il maschile partorisce con la mente. L’anima non produce più.

Io son tutta del padre. - dichiara Atena (cioè Minerva) nell’Orestiade e precisa, senza pudore, che le donne non contano un tubo nella procreazione, che l’importante è il seme del padre, il grembo della donna è come la terra che riceve il seme. Cavolo, anche fosse, che ci fai dei semi se non c'è la terra? Se avessero saputo che dopo un paio di millenni si sarebbe parlato di partenogenesi, che una donna potrebbe partorire da sola, si sarebbero suicidati.

A Creta il culto della Grande Madre permase durante tutta la civiltà minoica e s'indebolì con l’irrompere degli Dei della guerra importati dai micenei. Infatti nelle Eumenidi, la tragedia finale del mito nell’Orestea, si piange la morte delle Dee Madri e di tutta un'epoca.

SONO QUESTI I SUCCESSORI DI CRISTO?

LE DEE D'EUROPA

L'egualitarismo uomo-donna crolla miseramente in Europa con le incursioni dei popoli protoindoeuropei fra il 4300 e il 2800 a.c. come nota l'archeologa Marja Gimbutas: “Le regioni dell’Egeo e del Mediterraneo e l’Europa occidentale si sottrassero più a lungo al processo; in isole come Thera, Creta, Malta e Sardegna, l’antica cultura europea fiorì dando luogo a una civiltà creativa e invidiabilmente pacifica fino al 1500 a.c “ 

Emergono dal buio dei millenni le antiche Dee, opulente e senza volto, eterne e imperscrutabili, la Dea domina la Terra e l'odierna speranza dell’uomo di poterla manipolare è illusione, non sa che fa parte di essa, che non è lui l'agente, ma la Natura crea tramite lui, così come fa partorire la donna.

Dentro e fuori è lei che domina e il maschio s'è illuso di possederla. Lui, piccolissimo essere tra miliardi dell’universo, è in preda all’esaltazione del pene, diversa dall’esaltazione panica, di Pan che aveva l’euforia per la natura.

Ovunque appare il potere rigenerante della madre, come:
- ape, farfalla, scorpione,
- vacca, asina, capra, scrofa, cinghiale, bisonte,
- cerva, lupa, cane, elefante, orsa, gatta, leonessa, ippopotamo, coccodrillo, lepre,
- serpente,  rana, porcospino,
- falco, civetta, cornacchia, aquila, colomba, cuculo, quaglia,
- pesce, delfino, polipo, conchiglia,
- zig-zag, svastica, cono, triangolo,
- ruscello e fiume,
- occhi, seni, zampe d’uccello, vulva, mani e piedi della Dea,
- roccia reticolata, pietra forata, palo, tumulo imbiancato, spirale, cerchi
- albero, giunco, papiro,
- specchio, uovo, grotta, barca, luna, uncino, ascia, vortice, pettine, spazzola,
- sfinge, arpia, sirena, grifone,  menhir....
e il segno M, simbolo dell'antico serpente, che ancora sovrasta le chiese intitolate alla Madonna.

La presenza femminile invade i reperti di vita civile:
vasi, specchi, gioielli e centinaia di sigilli.

I templi femminili erano un bosco sacro, un recinto di pietre su una collina o in cima a un monte, quelli che in seguito furono chiamati “i circoli delle fate”. Se ne sono trovati ovunque, nella Creta del sud, o a ovest nella Granbretagna, in Russia, nell'Europa orientale e in Francia. Oppure era un menhir o una pietra forata. Sulla collina sacra di Rambynas in Lituania dal XIV al XX secolo le coppie di sposi vi si recavano per la fecondità, e nel Galles i preti distrussero le pietre forate che le donne traversavano come rito di fertilità. In Scandinavia c'era un culto analogo, le spose sedevano su pietre inclinate e levigate per ottenere figli, e in Germania si strofinava l'ombelico o ci si strusciava sulla pietra.


IL PATRIARCATO

L'EVO OSCURO

Le invasioni dei cosiddetti Iperborei, gente del nord adoratrice del maschio apollineo, avvengono in Grecia tra la fine del XII sec. e l'inizio dell'XI a.c..

La Grecia micenea entra nell' "Evo oscuro", cade la creatività, cessa la decorazione a papiro e a polipo, simboli del femminile chiaro e oscuro. Il patriarcato ha vinto e il femminile si riaffaccia molto più tardi tramite Atena e Afrodite, nel V sec. a.c., forse per l'instaurarsi del culto dionisiaco, infatti compare l'Atena Nike, il recinto di Artemide Brauronia, e la stupenda Atena di Prassitele, distrutta chissà perchè e tramandata solo per riproduzioni.

L'Atena del Partenone, colossale opera di Fidia, indossa l'elmo con sfinge e due grifoni, ha una Medusa in avorio sul petto, e tiene in mano la Nike mentre s'appoggia a uno scudo con una lancia sul braccio. Alla base della lancia l'inseparabile serpente e sul piedistallo è scolpita la nascita di Pandora, tutti gli elementi per identificarla come Grande Madre, portatrice di creazione e distruzione, nonchè mistero del cosmo, in due parole: la sfinge. La statua, alta ben 12 metri, era rivestita d'avorio e d'oro, ma è andato distrutto, (sarà un caso?) e si ricorda solo attraverso gli storici e le riproduzioni ridotte.

Sui propilei del Partenone c'era l'Atena Promachos, colei che combatte in prima fila, molto diversa dalle Madonne in preghiera asservite al Dio maschio. Alta sette metri e mezzo, con lancia e scudo imbracciati e l'elmo corinzio con coda di cavallo, è una Dea maestosa e combattiva; più pacifica l'Atena di Lemno, meditativa e severa, ma carica di energia interiore. Poco rimane della statuaria femminile greca, almeno di quella più aggressiva, che certamente dispiacque al maschile malato di onnipotenza.

L'antica Dea ondeggia come una visione, è un animale, è la Signora delle belve, o la madre del cereale, selvaggia come la natura e provvida per i mortali, è la regina del mare, o la luna con le sue fasi, sempre trina. La Santissima Trinità era di sole donne.

L'universo crea perchè partorisce, come la Terra partorisce le piante. Come può partorire un Dio Padre? Con la mente, visto che una vagina non ce l'ha. E infatti abbiamo costruito, con la mente, un Dio Maschio che non crea, immagina il mondo e pluf! A un suo cenno esso compare dal nulla come a un tocco di bacchetta magica. E il bello è che il Dio Maschio ha orrore della magia, e brucia le streghe sul rogo, a parte la cattiveria demoniaca, ma un minimo di congruenza no?

L'universo è femmina, perchè l'universo interiore di ognuno è femmina, perchè è la femmina che allatta creando un legame indissolubile col figlio, legame che nessun padre potrà mai riprodurre.
Ciò fa spesso rabbia ai maschi adulti che entrano in concorrenza coi figli per il possesso della madre.

Perchè il possesso più ambito è quello, non ci credete? Seguite le parole: MADRE NATURA - MADRE CHIESA - MADRE PATRIA.



LA MAGIA

La Magia parte dal vincolo indissolubile con la Madre, ma non con quella personale, dalla quale invece è necessario distaccarsi, bensì con la MADRE NATURA.

Iside Utero d'oro, la chiamavano gli antichi e Lei produce nel visibile e nell'invisibile mondo. Per questo la chiamavano NATURA NATURATA (mondo visibile) e NATURA NATURANS (mondo invisibile).

SENZA LA NATURA NATURANS NON C'E' MAGIA
LA MAGIA E' IL RITORNO ALLE ORIGINI.

GLI ANTICHI ALCHIMISTI RACCOMANDAVANO DI RIMETTERE LA REMORA NELLA SUA MATRICE, NELLA SUA MATRIX, O MADRE UNIVERSALE.

LA REMORA E' IL PESCIOLINO CHE NUOTA ACCANTO ALLO SQUALO, NOI NUOTIAMO SEMPRE ACCANTO ALLO SQUALO MA NON LO VEDIAMO.
SE LO VEDIAMO SI INCAZZA E TENTA DI DIVORARCI
ALLORA POSSIAMO LEGARCI ALLA MATRICE AFFRONTANDO LA MORTE,
NON FISICA MA MENTALE.

LA MADRE E' FEMMINA, L'UNIVERSO E' FEMMINA,
NOI TUTTI DOVREMMO IMPARARE AD ESSERE FEMMINA, 
DONNE COMPRESE...

"SE NON MI IMMERGO NON MUOIO MA NEMMENO VIVO"




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