domenica 16 luglio 2017

SUL MANGIAR CARNE



PLUTARCO


BRUTA ANIMALIA RATIONE UTI (I bruti animali sono razionali)
  •  Odisseo - Circe, credo di aver capito queste cose e che me le ricorderò. Mi piacerebbe però sapere se ci sono altri greci che tieni presso di te fra quelli che hai trasformato in lupi e leoni.
  •  Circe - Eccome! E sono per giunta molti, caro Odisseo! Ma perché me lo chiedi?
  • Odisseo - Per Zeus, ma perché penso che potrei guadagnarmi la gloria e la stima dei Greci se, con il tuo favore, potessi prendere con me – dopo che sono ridiventati uomini – i miei compagni, risparmiando loro una vecchiaia contro natura, dedita a una condotta di vita così turpe e ingloriosa in corpi bestiali.
  • Circe -
     E questo per ritornare a essere uomini, ovvero per trasformarci di nuovo negli esseri più disgraziati e infelici che ci siano al mondo? (cap. 2; 2015) 
- L'anima migliore infatti è quella che produce la virtù senza fatica, come se fosse un frutto spontaneo. Pertanto l'anima delle bestie è naturalmente più nobile e compiuta quanto a produzione di virtù. Essa infatti, senza ricevere alcuna disposizione e senza che nessuno glielo insegni, produce e fa sviluppare in maniera conforme a natura, come se fosse un terreno non arato e non seminato, le virtù appropriate per ciascun essere vivente. (cap. 3; 2015)

- Tu vedi i combattimenti delle fiere fra di loro e con gli uomini, come sieno senz'inganno e senz'arte, e come si difendano e facciano vendetta con palese e nudo ardire e con verace forza, e come non per comandamento di legge, né per temenza di pena da darsi a chi abbandona il campo, ma per natura fuggano l'esser vinti, e soffriscano gli ultimi mali per mantenersi invitti.

- E quant'a quelle fiere che con lacci ed inganni furon prese dagli uomini, allorché sono in matura età e perfetta, tutte sdegnano il cibo e soffrono la sete, conducendosi a tale stremità, che ben mostrano d'amar meglio la morte che la servitù. 
- Onde è manifesto che gli animali sono ben disposti per natura all'ardire e al valore. (cap. 4; 1829)
- Nelle bestie la tendenza all'ardimento è ben connaturata. Al contrario, negli uomini la fermezza è del tutto innaturale. (cap. 4; 2015)
- Quanto a forza e coraggio, pantere e leonesse non sono in nulla da meno rispetto ai loro maschi. (cap. 4; 2015)

- E dunque, la temperanza è una forma di privazione e, al contempo, di ordinamento dei desideri, che elimina quelli estranei ed eccessivi e regola, secondo le circostanze opportune e in modo conforme alla giusta misura, quelli necessari. (cap. 6; 2015)
- E pertanto, gli uomini stessi concordano nel dire che alle bestie, più che agli umani, si addice la temperanza e che gli animali non sono abituati a fare violenza alla natura nel seguire le proprie pulsioni. (cap. 7; 2015)

- L'uomo, invece, è stimolato dalla ghiottoneria verso ogni forma di piacere, e tutto vuole provare e assaggiare. Come se ancora non avesse scoperto quale cibo sia appropriato e adatto a lui, è il solo fra tutti gli esseri viventi a essere onnivoro. (cap. 8; 2015)
- Piuttosto, egli, spinto dalla dissolutezza e dalla sazietà di alimenti necessari, va in cerca di quei cibi non idonei e impuri che si procura facendo a pezzi gli animali, rivelandosi così molto più crudele delle bestie più feroci. Il sangue, le carogne e la carne sono cibo appropriato per il nibbio, il lupo, il serpente, mentre per l'uomo rappresentano una prelibatezza. (cap. 8; 2015)
- Chi ha insegnato alle capre cretesi a cercare il dittamo quando vengono colpite dalle frecce, per espellerlo dopo averlo brucato? Se infatti dici che è stata la natura la loro maestra – il che è vero –, allora elevi l'intelligenza delle bestie al più importante e saggio dei principi. (cap. 9; 2015)

- Cavalli e buoi, se ammaestrati, nei teatri riescono a sdraiarsi e a eseguire alla perfezione danze, posizioni ardite e movimenti che non sarebbero facili neanche per gli umani. Ricordando le istruzioni che sono state impartite, danno così prove che non sono utili a null'altro che a mostrare quanto facile sia per loro apprendere. (cap. 9; 2015)
- Le pernici, quando fuggono, abituano i loro piccoli a cadere giù sul dorso e a nascondersi coprendosi con le zampe con una zolla di terra. 
- E poi, non vedi che, quando le giovani cicogne si allenano provando a volare dai tetti, le cicogne adulte stanno loro accanto a dare istruzioni? (cap. 9; 2015)



DE ESU CARNIUM (I dispiaceri della carne)

Tu ti chiedi per quale motivo Pitagora si astenesse dal mangiar carne?

Io per parte mia mi domando stupito quale evenienza, quale stato d'animo o disposizione mentale abbia spinto il primo uomo a compiere un delitto con la bocca, ad accostare le labbra alla carne di un animale morto e a definire cibo e nutrimento, davanti a tavole imbandite con corpi morti e corrotti, membra che poco prima digrignavano i denti e gridavano, che potevano muoversi e vedere.

Come poteva il suo sguardo tollerare l'uccisione delle vittime sgozzate, scuoiate, smembrate, il suo olfatto resistere alle esalazioni, come ha fatto il senso di contaminazione a non dissuadere il palato, a contatto con le piaghe di altri esseri, nel ricevere i succhi e il sangue putrefatto di ferite mortali?

(Plutarco, I dispiaceri della carne)


Citazioni
  • Sarebbe il caso di discutere su chi cominciò per primo a mangiar carne, non su chi troppo tardi smise! (I, 1; 1995)
  • Non vi vergognate a mescolare i frutti commestibili con il sangue e con la morte? Osate definire feroci i serpenti, le pantere e i leoni mentre siete voi che vi lordate di morte senza esser affatto da meno di queste fiere in fatto di crudeltà? Per essi, infatti, l'animale ucciso è fonte di nutrimento, mentre per voi è solo un boccone prelibato. (I, 2; 2015)
  • Per un pezzetto di carne togliamo il sole, la luce, il tempo della vita a un'anima che per nascita e per natura ne ha diritto. I gridi che emettono, poi, ci sembrano suoni inarticolati, non preghiere, suppliche, apologie, con cui ciascuna dice: "Non ti chiedo di rinunciare a ciò che ti è necessario, ma alla violenza; uccidi per nutrirti, ma non per soddisfare un capriccio del palato". 
  • Che crudeltà! È terribile veder apparecchiare una tavola di uomini ricchi che si servono di cuochi e gastronomi che han cura dei morti, ancora più terribile vederla sparecchiare: sono di più le vivande lasciate di quelle mangiate. (I, 4; 1995)
  • Noi siamo così ricercati nella nostra crudeltà che chiamiamo la carne "companatico" e poi abbiamo bisogno di companatico per accompagnare la carne stessa, mescolandovi olio, vino, miele, garo, aceto, spezie siriache e arabe, come se veramente stessimo imbalsamando un cadavere per seppellirlo. (I, 5; 1995)
  • Non solo dunque il mangiar carne è contro natura in relazione al corpo, ma rende ottuso anche lo spirito con la sazietà e il disgusto che ne deriva. (I, 6; 1995)
  • Gli Attici avevano l'abitudine di chiamare noi Beoti grossolani, stolidi e sciocchi soprattutto a causa della nostra ingordigia. (I, 6; 2015)
  • Ma, indipendentemente da questo, l'attitudine alla filantropia non sembra una cosa meravigliosa? Chi infatti, avendo un'attitudine così benevola e umana nei confronti di esseri appartenenti ad altre specie, potrebbe arrecare offesa a un uomo? (I, 7; 1995) Ma a parte tutto questo, non vi sembra meraviglioso fare l'abitudine a comportarci con senso di umanità? Chi infatti potrebbe trattare ingiustamente un uomo se ha già sviluppato un sentimento di mitezza e umanità verso esseri a lui estranei e non appartenenti alla sua stirpe? (2015)
  • E dunque quale pasto per cui si uccide un essere vivente non costituirebbe un lusso? Riteniamo quello della vita un dispendio di poco conto? Parlo comunque della vita di un essere senziente, dotato di vista, udito, della facoltà di rappresentazione e di comprensione intellettiva che ogni essere vivente ha ricevuto in sorte dalla natura [...]. (II, 3; 2015)
  • Così dapprima fu divorato qualche animale selvatico e feroce, poi un uccello o un pesce trovato già dilaniato; una volta che l'istinto aveva cominciato ad assaggiare il sangue degli animali selvaggi, passarono al bue aratore, alla pecora mite e al gallo custode della casa e così a poco a poco, acuendo l'insaziabilità di nostro desiderio, ci siamo spinti all'uccisione di uomini, alle guerre e alle stragi. (II, 4; 1995)


DE SOLLERTIA ANIMALIUM
  • Ma c'è qualcuno che dice che questa pratica [la caccia] abbia causato il diffondersi, fra gli uomini, dell'insensibilità e della ferocia. (cap. 2)
  • E nello smembrare e fare a pezzi l'oca domestica e il piccione, non per fame e per procurarsi un nutrimento, come farebbero le donnole e i gatti, ma per puro diletto e per ghiottoneria, gli uomini hanno dato vigore alla componente ferina e sanguinaria della loro natura e l'hanno resa inflessibile alla pietà, smussando invece la loro componente per gran parte mansueta. In modo diametralmente opposto, i pitagorici hanno scelto la via della cura e della gentilezza nei confronti degli animali al fine di fare sviluppare i sentimenti della filantropia e della compassione: la consuetudine, infatti, ha un potere incredibile nel condurre gli uomini, a poco a poco, a un graduale insinuarsi degli affetti. (cap. 2)
  • Ma pensiamo anche ai piccioni. I maschi dei piccioni si avvicendano alle loro femmine nella cura delle uova scaldandole e imbeccano per primi i neonati; inoltre, il piccione colpisce con il becco la sua femmina se si è allontanata per troppo tempo, e la riconduce alle uova e ai piccoli. 
  • E non so come Antipatro, che rimprovera la mancanza di pulizia degli asini e delle pecore, abbia omesso il caso delle linci e delle rondini. Le linci infatti, dopo averli nascosti e fatti sparire, mettono da parte del tutto, in un luogo lontano, gli escrementi e le rondini, invece, insegnano ai loro piccoli a espellere le feci volgendosi, dal nido, verso l'esterno. (cap. 4)
  • Io penso, infatti, che chi scherza e si diverte debba mettersi a trattare con persone allegre e che vogliono stare reciprocamente allo scherzo: Bione era solito dire che mentre i bambini giocano a colpire le rane con le pietre, le rane invece non possono più giocare a morire, ma muoiono per davvero. Ebbene, in maniera analoga si divertono le persone che si dedicano alla caccia e alla pesca, godendo delle sofferenze e della morte di animali che in alcuni casi vengono sottratti ai loro cuccioli e ai loro neonati. (cap. 7)
  • Non certo per un solo motivo, poi, sarebbero da lodare le opere dei ragni, che sono un modello comune per le tele delle donne e per le reti dei pescatori. (cap. 10)
  • Le oche, invece, prese dal timore delle aquile, quando sorvolano il Tauro prendono nel becco una pietra di grosse dimensioni, come se si volessero tappare la bocca o volessero imbrigliare la componente chiacchierina e loquace del loro carattere per passare in silenzio e inosservate. (cap. 10)
  • Sarebbe impossibile raccontare con precisione il modo in cui le formiche si organizzano e amministrano i loro beni. Sarebbe tuttavia irriguardoso trascurare completamente l'argomento. In natura infatti non esiste specchio così piccolo delle virtù più grandi e più nobili, giacché come in una pura goccia d'acqua risplende in essa, in modo evidente, ogni qualità. «Lì risiede l'amicizia», ovvero la socievolezza; nella capacità di sopportare le fatiche di questo animale vi è poi una certa immagine del coraggio, e vi sono inoltre, nella formica, molti germi – per così dire – di temperanza, molti germi di intelligenza e di senso della giustizia. (cap. 11)
  • I Traci quando si accingono ad attraversare un fiume ghiacciato, si servono di una volpe per testare la durezza della superficie. Procedendo con circospezione, l'animale accosta infatti il suo orecchio alla lastra, e se si accorge che il rumore della corrente che scorre è troppo vicino si arresta e, se glielo permettono, ritorna indietro. In assenza di rumore, invece, facendosi coraggio, prosegue. (cap. 13)
  • I cani mostrano con ogni evidenza di avere insieme un animo docile e nobile quando desistono dall'attaccare le persone che si sono accovacciate a terra. Infatti i cani cessano di attaccare chi si è gettato per terra e ha assunto un atteggiamento sottomesso. (cap. 15)
  • Le lepri, quando fanno ritorno alla loro tana, mettono i leprotti a dormire ognuno in un punto diverso e spesso anche tenendoli alla distanza di un pletro l'uno dall'altro, di modo che, se per caso dovesse avvicinarsi un cane o un uomo, non si trovino a correre pericoli tutti insieme. Le stesse madri, dal canto loro, lasciano impronte un po' dappertutto correndo di qua e di là, e alla fine, dopo avere fatto un grande balzo che le proietta lontano dalle tracce che hanno lasciato, vanno anch'esse ad accovacciarsi. (cap. 16)
  • Le femmine dei cervi preferiscono partorire i propri piccoli nei pressi di una strada, dove le bestie carnivore non si avvicinano.  (cap. 16)
  • È comunque ancora più raffinata l'attenzione che il porcospino rivolge ai propri cuccioli. In pieno autunno, infilandosi sotto le viti e facendo cadere i grappoli d'uva a terra con le zampe, si rotola su di essi e se li applica addosso sugli aculei. Una volta, quando ero bambino, un porcospino offrì, a me che lo osservavo, lo spettacolo di un grappolo che strisciava e camminava allontanandosi: tanto voluminoso era il suo carico di acini mentre se ne andava in giro! Ebbene, dopo avere raccolto l'uva, la mamma porcospino, intrufolandosi nella sua tana, porse gli acini ai suoi piccoli perché potessero staccarglieli dal dorso e goderne a loro piacimento. (cap. 16)
  • Per il resto, i comportamenti dei leoni non sono da meno quanto a socialità. Gli esemplari più giovani, infatti, portano con sé, a caccia, i compagni che sono ormai divenuti lenti e anziani. Qualora questi dovessero soccombere alla fatica, si fermano e si mettono ad aspettare, mentre i più giovani continuano a cacciare. Se prendono una preda, allora li chiamano, emettendo un verso simile al muggito di un giovane toro. I leoni anziani lo sentono e avvicinandosi ai compagni consumano insieme la preda. (cap. 17)
  • Il serpente rende acuta e rafforza la vista, se offuscata, con il finocchio, mentre l'orsa, quando esce dalla tana, per prima cosa mangia l'aro selvatico, poiché il suo gusto piccante funziona da lassativo per il suo intestino. (cap. 20)
  • Gli Egizi dicono di avere osservato attentamente – e di avere imitato – i lavaggi che gli ibis compiono nell'acqua marina quando purgano le parti interne del proprio corpo. I sacerdoti egizi, del resto, utilizzano per purificarsi proprio l'acqua da cui l'animale ha bevuto, poiché, se fosse velenosa o comunque nociva, non le si avvicinerebbe neanche. (cap. 20)
  • Dicono anche che, se le si offre un capretto, la tigre è capace, quando è a dieta, di rimanere senza mangiare per due giorni di fila. Al terzo giorno, però, viene assalita da una fame rabbiosa, chiede altro cibo e fa a pezzi la gabbia. Risparmia però il capretto, che considera come un compagno e un contubernale. (cap. 20)
  • Le capre cretesi, quando ingoiano il dittamo, riescono facilmente a espellere le frecce che le hanno colpite. In questo modo hanno consentito alle donne gravide di capire che questa pianta ha proprietà abortive. Di fatto, non c'è niente se non il dittamo che questi animali desiderano e corrono a cercare quando sono feriti. (cap. 20)
  • I coccodrilli sacri appartenenti ai sacerdoti non solo riconoscono le loro voci quando li chiamano, tollerando di farsi toccare, ma per giunta spalancano le loro bocche per permettere che i denti vengano puliti dalle mani di quelli e strofinati con pezze di lino. Recentemente poi, il mio carissimo amico Filino, che è venuto a trovarmi al ritorno da un viaggio in Egitto, mi ha raccontato di aver visto ad Anteopoli una vecchia su una amaca con un coccodrillo che le si era comodamente accucciato accanto.
  • Il branzino, poi, si mostra ancora più virile dell'elefante. Quando infatti viene preso all'amo, è capace di estrarne la punta non dal corpo di un suo simile, ma dal suo stesso fianco: con un movimento alternato della testa da una parte e dall'altra, allarga la ferita e sopporta il dolore della lacerazione fin quando non riesce a fare uscire l'amo.
  • I ricci di mare, quando avvertono che sta per scatenarsi una tempesta marina o un tumulto dei fondali, prendono come zavorra dei sassolini, per non essere sballottati a causa della loro leggerezza e per non farsi spazzare via dai marosi. In questo modo restano saldamente fermi grazie al peso delle pietruzze. 
  • Per il resto, la capacità che hanno le gru di cambiare la direzione del proprio volo con il mutare dei venti non è una cosa tipica di questa sola specie animale. 
  • I murici della porpora vivono in gruppo e, come le api, fabbricano tutti insieme favi all'interno dei quali si dice che si riproducano. Raccolgono le parti commestibili delle alghe e dei muschi marini che rimangono attaccate alle loro conchiglie e si servono reciprocamente, a rotazione, una sorta di banchetto periodico, dal momento che ognuno di loro, in serie, nutre l'altro. (cap. 30)

  • Allo stesso modo è degna di meraviglia la cura che la tartaruga riserva nel generare e tutelare la prole. Essa depone le uova emergendo a riva, vicino al mare, ma poiché non ha la forza di covarle e di restare per molto tempo sulla terra ferma, le deposita sulla battigia e le ricopre facendo un mucchio con la sabbia più fine e più morbida. Ma una notizia ancora più stupefacente di quest'ultima è quella secondo cui è solo dopo avere atteso fino al quarantesimo giorno che le tartarughe finalmente si avvicinano a esse, riconoscendo ognuna il proprio tesoro. Quindi ciascuna lo apre al colmo della gioia, come neanche farebbe un essere umano con un baule pieno d'oro. (cap. 33)
  • Afrodite considera nel complesso tutti gli esseri che popolano le acque marine come consacrati a sé e come fratelli, e prova dispiacere se uno solo di essi viene ucciso. Sapete bene, del resto che a Leptis i sacerdoti del dio Poseidone si astengono del tutto dal cibarsi di creature marine.
  • Ma la pesca con l'amo e le reti, per qualsiasi tipo di pesce, è chiaramente un colpevole atto di ghiottoneria e avidità da parte di chi desidera mangiare pesce; rappresenta inoltre un intorbidire le acque del mare, e un penetrare nelle sue profondità senza una buona ragione. Infatti non soltanto tra gli Egizi e i Siriani, ma anche tra gli Elleni c'era un elemento di santità nell'astenersi dal mangiare pesce. Con l'aiuto della giustizia, penso che dovremmo respingere con orrore il lusso inutile del mangiare pesce.
NON E' DIVERSO UCCIDERE UN UOMO DALL'UCCIDERE UN ANIMALE,
SE NON PER IL FATTO CHE L'UOMO E' TALVOLTA ADULTO E TALVOLTA BAMBINO MENTRE L'ANIMALE IN CATTIVITÀ E' SEMPRE BAMBINO.




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3 commenti:

janu on 16 luglio 2017 16:52 ha detto...

Sono argomentazioni valuse, per un semplice motivo: su basano sull'etica, e NON sulla scienza. C'è una tendenza negli ultimi 15 anni a voler giustificare il veganismo con basi scientifiche che, puntualmente, vengoni smentite. Perché, spiace dirlo, mangiare carne, latte, uova e pesce e incertebrati non fa male alla salute - fa sicuramente male mangiarne troppo, ma questo vale per tutti gli alimenti, anche frutta e verdura! Se oggi ci possiamo "permettere; di essere vegani è solo perché con le moderne tecnologie possiamo sopperire alla mancanza di alimenti animali.

Tutto questo, però, non vuol direche la dieta vegana sia sbagliata; al contrario, ciò che ho appena detto può ricelarsi il suo punto di forza, perché riporta il veganismo alle sue origini, ovvero all' etica.

I vegani dovrebbero smetterla di palesare il loro complesso di inferiorità parlando di argomenti scientifici che spesso non capiscono, e dovrebbero tornare alle origini, ovvero spiegare perché mangiare alimenti animali sia ETICAMENTE sbagliato.

Lasciando le considerazioni nutrizionali a medici e biologi.

Abbiamo bisogno di meno scienziati improvvisati, e di più liberi pensatori!

Colubrina on 16 luglio 2017 17:22 ha detto...

Il commento migliore degli ultimi 10 anni. Il veganesimo in sè non deve essere un movimento per la salute, ma per l'etica sia animale che umana.
Basta con fuffe come the CHina Study, che altro non è, che una macchina da soldi.
L'etica ormai si è persa di vista per lasciare spazio a una follia alimentare.

Giulia on 17 luglio 2017 08:03 ha detto...

A Ianu. Evidentemente ignori le persecuzioni dei vegani divulgatori da parte dei grandi produttori di carne americani, galera, bastonate, e torture varie. Un po' quello che subirono le suffragette per divulgare il diritto del voto alle donne. Ignori anche le statistiche dei tumori nelle epoche o nei luoghi dove si mangia meno carne rispetto a quelli, come l'America dove la carne impazza.
Ignori pure che gli animali nelle gabbie impazziscono esattamente come farebbero gli uomini, e per questo si riempiono di malattie, esattamente come fanno gli uomini. Ma forse ignori la psicosomatica. Per ciò che riguarda l'etica io non la chiamerei così, io la chiamerei "consapevolezza", cosa che l'umanità in genere non ha. Ho fatto un lungo percorso di analisi dentro le profondità della mia anima per liberarmi dalle pastoie degli schemi, e quando mi è caduta la "mente artificiale" ho visto il mondo e sono quasi morta di dolore, per tutto il male che l'uomo fa agli animali e agli altri uomini. Ora chi non ha questa consapevolezza non può nè vederlo nè capirlo, e lo so perchè neanche io vedevo. Ti dirò di più: Spesso i vegani sono tali per paura della loro stessa aggressività. Esserlo per consapevolezza è rarissimo. Per cui già chiamarla etica è un errore, come se tu dicessi a pedofilo o a uno stupratore o a un torturatore che non è etico quello che fanno. Per l'uomo l'etica è quello che gli altri gli dicono che sia, la sua etica profonda non la sente. Ti dimostro la cosa. Diresti a un torturatore o a un serial killer che quello che fanno non è etico? No, perchè si tratta di uomini e interverresti. Gli animali per l'uomo non sono creature come noi, sono cose. E' una malattia che si chiama antropocentrismo, ma per scoprirlo occorre diventare "consapevoli".

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