venerdì 8 novembre 2013

MORRIGAN





La Dea Morrigan, detta la Regina Fantasma, o la Grande Regina, chiamata pure Morrigu o al plurale come Morrigna, è una figura della mitologia irlandese, che viene riferita come una Dea, o come una Regina degli Inferi.

Ma da lei deriva pure il nome della maga Morgana nel ciclo bretone della saga di re Artù, da Dea a maga intrigante.

L’oscura Dea corvo, la guerriera Morrigan dalla lunga spada, ha molti punti in comune con l’indiana Kali.

Dea della guerra e della violenza, semina l'odio e combatte in mezzo agli uomini con forme terrifiche nutrendosi dei morti.

Il nome però nasconde una trinità divina: Macha, Badb e Neman, tre Dee sorelle divenute solo guerriere. Per questo ha anche il nome al plurale: Morrigna, cioè le Morrigan.

Macha Dea della guerra, della fertilità e della magia, come corvo, lupa o civetta bianca, era in realtà colei che dava la vita e i segreti connessi, cioè la magia.

Badb, Dea dell'acqua, pozzo di conoscenza, quando appare come vecchia che lava panni insanguinati, il mortale sa che morirà tra breve, ma era le Dea che leniva dolori e ferite, la guaritrice.

Neman, Dea della guerra, giovane dai lunghi capelli neri che cantando e danzando guida i guerrieri al campo di battaglia, Dea della morte e dei segreti connessi, cioè la chiaroveggenza.

Morrigan è la Dea della battaglia, della lotta, e della sovranità.

- Quando gli uomini vanno in guerra,
non ci vanno da soli.

In alto fan cerchio i corvi,
che sfrecciano nel cielo
e gridano al banchetto che verrà.

La signora dei corvi è la Morrigan,
triplice dea di guerra, morte e massacro.


Si muove velocemente nel vento
e nella sua voce si ode
il fruscio di migliaia di ali nere.

Ha visto mille battaglie,
ha udito i lamenti di morte
di mille migliaia di uomini.

I capelli sono neri come le piume,
i suoi occhi neri come la notte
e ardono d'un fuoco terribile,
il suo portamento fiero e orgoglioso. -

(antico canto celtico)

Le tre Dee avevano aspetti luminosi e oscuri, Magha è la Natura magica che dà la vita, Badb la Dea delle acque che nutre le piante e Neman la distruttrice, la morte.

Magha personificava la Dea anziana, la vegliarda che dà e toglie la vita, già dea delle popolazioni pre-celtiche di Irlanda. E' la dea della Terra e del Cielo, della Luna e del Sole, controlla l'avvicendarsi delle stagioni e gli agenti atmosferici. i Gallesi la chiamano Morrigan, attraverso cui si può raggiungere l'OIWE', con la Dea del calderone della saggezza. La suprema regina e Dea dei Tuatha de Danann, Dea  della guerra, regina dei demoni, sposa di Dagda, madre di Brigit e Cecnè.

Si trasforma soprattutto in corvo e cornacchia e annuncia la vittoria o la disfatta di una delle parti. Il nome nasconde in realtà una trinità divina: Macha, Badb e Nemain, tutte e tre dee guerriere temutissime dai nemici dei Tuatha. Macha come dea della guerra e della fertilità è raffigurata con l'aspetto di un corvo. Badb, dea dell'acqua, il suo pozzo sacro è una fonte di conoscenza infinita. Nemain, dea della guerra e delle battaglie.

Col tempo le hanno rese nefaste, fino a fondersi in Morrigan, Dea di morte senza rinascita.

I Celti erano un popolo guerriero che adorava la Dea Madre, e un guerriero non poteva diventare re se non sposando una sacerdotessa che rappresentasse la Dea, conferendogli potere su Terra e uomini.

ATHENA
La religione celtica irlandese Faerica aveva Dana (Danu) come Grande Madre, genitrice di tutti gli Dei, la Rossa Madre di Tutti, di cui Morrigan era l’aspetto oscuro.

Ricorda qualcosa? Tra Dana e Diana il passo è breve.

A volte infatti la Dea appare in forma di un corvo, volando sopra i guerrieri, espressione dell'aspetto infero di morte, e nel ciclo di Ulster prende anche le forme di un'anguilla, un lupo e una mucca.

E' una divinità guerriera simile alle valchirie germaniche, a volte come amazzoni che vivono fuori del contesto sociale ribelli alle leggi, ma il suo aspetto di anguilla è riferibile alle acque mentre l'aspetto mucca è riferito alla terra che nutre le creature come la mucca nutre col suo latte.

Solo l'aspetto lupo è riferito alla guerra e pertanto alla morte.

I celti erano combattenti imbattibili e sanguinari e allo stesso tempo difensori della Natura in quanto Madre, quindi sciamani, maghi e druidi. Nei tempi più antichi i druidi furono druidesse, infine soppiantate dai maschi.

Nella Dea Trina, composta da 3 sorelle divine,  le combinazioni più comuni sono Badb, Macha e Nemain, oppure Badb, Macha e Anand; Anand è data anche come nome alternativo per Morrigu. Altri la citano come Fea.

I miti sono stravolti dai vincitori, i maschi vedono terrore e morte nella femminilità non sottomessa. 

Le prime fonti per la Morrigan sono glosse nei manoscritti latini, e glossari (raccolte di glosse, termini dei testi antichi affiancati da una spiegazione del loro significato).

Eccone un esempio: in un manoscritto del nono secolo, contenente la traduzione Vulgata latina del Libro di Isaia, la parola Lamia è usato per tradurre l'ebraico Lilith. Una glossa spiega che Lilith è come "un mostro in forma femminile, cioè una Morrígan". 

Nel glossario di Cormac, sempre del IX sec,.viene spiegata la parola gudemain (al plurale: spettri) con il termine Morrigna che è appunto al plurale.

Si sa che tutti gli Dei pagani erano diabolici per la Chiesa, ma le Dee lo erano ancora di più. Così da Grandi Madri, come Lamia, che aveva il suo oracolo, divenne un mostro.

Nel mito più antico Lamia era la bellissima regina della Libia, che ebbe da Giove il dono di levarsi gli occhi dalle orbite e rimetterli a proprio piacere.

MORGANA
Di Lamia però il re degli Dei si invaghì provocando la rabbia di Giunone, che si vendicò uccidendo i figli del suo consorte e di Lamia.

Lamia, impazzita di dolore, iniziò a divorare i bambini delle altre madri, dei quali succhiava il sangue. 

Questo comportamento la trasformò automaticamente in un essere orribile, capace di mutare forma e apparire attraente per sedurre gli uomini, allo scopo di berne il sangue. Insomma un vampiro.

Il poeta Orazio nella sua Arte Poetica descrive le lamie come capaci di ingoiare bambini e di restituirli ancora intatti se si squarcia loro il ventre. Forse Cappuccetto Rosso non è estraneo alla storia.

Ora ragioniamoci su, che piffero di dono è potersi togliere e rimettersi gli occhi? 

Sappiamo benissimo che la cosiddetta seconda vista veniva spesso rappresentata da persone cieche, vedi Tiresia o Omero stesso. 

La seconda vista era il dono dell'oracolare che la Dea trasmetteva alle sue sacerdotesse.

Questa qualità non è mai passata ai sacerdoti maschi, al massimo capaci di cogliere dei segni per la divinazione, e pertanto venne dalla Chiesa considerata sacrilega e demoniaca.

In quanto al comportamento colpevole che trasforma la bellezza  sembra un avvertimento per bambini, se sei cattivo diventi brutto.

Così nacquero molte leggende sulle Dee infere, come Morrigan o Lamia. Del resto anche Lamia si presentava come Dea della notte e Dea Uccello naturalmente notturno. 

Non dimentichiamo che anche Athena aveva un uccello notturno come simbolo e addirittura come sua immagine più antica, pertanto un'altra Dea Uccello. 

L'uccello notturno o il corvo nero indicavano la capacità di vedere nel buio, cioè nel mondo sconosciuto della divinazione.

Di solito le antiche Dee erano collegate agli uccelli di cui alcuni acquatici come l'anatra, l'oca e il cigno apportatori di felicità, ricchezza e nutrimento.

Altri erano uccelli rapaci: avvoltoio, civetta, corvo, cornacchia, preannunciatori di morte o comunque collegati con essa.

LAMIA
Gli uccelli profetici erano invece il cuculo e la civetta rappresentano la profezia, nunzi di primavera, matrimonio, morte. Gli uccelli dell'amore  e del sesso invece erano: colomba, pernice, quaglia, passero.

Secondo una leggenda cristiana bisognava cospargere le panche della chiesa di sale grosso: quelle streghe che, nascondendo la propria vera natura si fossero sedute fingendosi cristiane, sarebbero rimaste attaccate alle panche. 

Insomma: Morrigan, Lamia, vampiro, empusa o strega era la Dea collegata alla notte e al mistero degli Inferi, cioè della morte. 

Col cattolicesimo la morte diventa inferno o paradiso. Ma l'infero che sta sotto terra è luogo di tormenti mentre il paradiso sta lontano dal suolo più dell'Olimpo, visto che la Terra è luogo imperfetto e impuro. 

L'ideale è non avere corpo, essere unicamente pensanti, un po' come purtroppo siamo oggi, tutti mente con poco istinto e sentimenti.

Questo è il beneficio del patriarcato, molto abile sul fare, ma freddo e spietato con le creature senzienti.

Gli uomini si fanno la guerra fin dall'inizio del patriarcato, si battono per acquistare il potere ma una volta raggiunto non si fermano, perchè cercano sempre più potere e più soldi, a discapito del popolo che si impoverisce e manca del necessario.

Delle persone che soffrono non importa nulla a nessuno, tanto è vero che la gente dorme per strada, fruga nei cassonetti e non riceve cure se non è ricco. Il senso della comunità appartiene al femminile, perchè il maschile vede solo se stesso.

Il matriarcato era terra e popolo, il patriarcato è potere ed egoismo.




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